Nota Bene: La pubblicazione e il discreto successo del libro "Giocare nel Medioevo", ha dato la possibilità a diversi altri "figuranti" di costruire e quindi presentare nelle piazze italiane l'attività e i giochi che il nostro gruppo espone e propone da anni. Era prevedibile, ma vorremmo ribadire che "I Barattieri" sono ...... unici!
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Nel periodo che và fra il 1200 e il 1300, in varie città italiane (Firenze, Pisa, Siena, Bologna, Piacenza, Venezia, ecc.) si affermò sempre di più l’istituto della Baratteria. Dapprima bisca clandestina, venne gradualmente tollerata e poi permessa dai Comuni, che richiedevano una “gabella” (tassa) per aprire tali “sale da gioco d'azzardo”. La Baratteria venne anche regolamentata negli Statuti Comunali, per limitare la visione di Barattieri (o ribaldi, marochi, gaglioffi) che nelle piazze, sotto i portici o sdraiati sulle stuoie erano a lanciar dadi e bestemmiare per le perdite di denaro!
I Barattieri erano quindi protetti nell’esercizio del loro mestiere e, spesso, organizzati a corporazione. Essi avevano solitamente un capo, il Potestà della Baratteria (Potestas Barateriorum), che teneva i contatti con gli amministratori del Comune. Oltre a gestire il loro spazio dedicato al gioco d'azzardo, i Barattieri avevano anche altri compiti, che svolgevano per i potenti del luogo: messaggeri, spie, fustigazione dei condannati, riscossione delle tasse. Spesso erano parte dell’esercito e in certe occasioni potevano esporre il loro gonfalone, “il quale era bianco, coi Barattieri dipinti, in gualdana e giucando”; tale gonfalone era issato in piazza, accanto alle loro tende o alla Baratteria.
Vedi anche: Wikipedia - Baratteria
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